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Alcatraz, una lettera riapre i dubbi sulla fuga

Bild: Sawasdee Snap / Shutterstock.com

Mi chiamo John Anglin. Sono evaso nel giugno dell’anno 1962 con Frank Morris e mio fratello Clarence Anglin dalla prigione di Alcatraz“. Così recita una lettera, datata 2013, fatta recapitare al dipartimento di polizia di San Francisco. La missiva riaccende il dibattito su quanto è realemente accaduto il giorno della storica fuga dei tre prigionieri che, ad Alcatraz, stavano scontando la pena per aver rapinato una banca.

Si tratta, nel caso della fuga dei fratelli Anglin da Alcatraz, di uno dei grandi misteri irrisolti della storia: ad oggi non è affatto chiaro se quanto dichiarato dai funzionari di allora, ovvero che i tre fuggiaschi sarebbero morti annegati durante la fuga, corrisponda a verità o meno.

1. Nessuno era mai riuscito a fuggire da quell’inferno

Alcatraz era nota come la prigione da cui era impossibile fuggire. Tutto cambiò però nel giugno del 1962.

John, Clarence e Frank quel giorno usarono un cucchiaio da cucina per scavare il muro attorno ai condotti di aerazione e per salire da lì sul tetto e, infine, scomparire in mare con l‘aiuto di una zattera. Non però senza aver prima lasciato dei manichini sulle brande, al fine di ingannare le guardie carcerarie e di guadagnare tempo.

Oggettivamente era improbabile che i tre evasi fossero riusciti ad attraversare le fredde acque della baia di San Francisco: si optò quindi per la dichiarazione ufficiale della loro morte in mare, anche se i corpi non vennero mai ritrovati.

2. Il primo tentativo della storia di Alcatraz

Bild: MintImages / Shutterstock.com

Nell’aprile del 1936 Joseph Bowers, un criminale statunitense condannato a 25 anni di carcere per aver rapinato un ufficio postale, era stato il primo uomo a tentare l’evasione da The Rock.

Dopo aver provato invano diverse volte di suicidarsi, Joseph pensò infine di sottrarsi definitivamente alle insopportabili condizioni in cui erano costretti a vivere i prigionieri di Alcatraz, scalando la recinzione durante le ore di lavoro che svolgeva presso l’inceneritore della prigione.

L‘evasione però terminò sul nascere: Joseph venne avvistato dalle guardie che lo picchiarono fino a farlo cadere sugli scogli, dove insieme a lui si schiantarono i suoi sogni di libertà. Il suo fallimento non trattenne però altri dal provare, negli anni a seguire, a fuggire da quella che era considerata la prigione più temuta degli Stati Uniti.

3. Resta il mistero

Bild: Dzelat / Shutterstock.com

La lettera firmata John Anglin ha riaperto una serie di quesiti che erano rimasti per oltre cinquant’anni senza risposta.

Già nell’anno 2012 il titolare delle indagini sul caso dei due fratelli Anglin, Michael Dyke, aveva affermato di essere in possesso di prove sufficienti per consentirgli di non escludere che i tre fuggiaschi fossero ancora vivi. Successivamente, nel 2013, è stata recapitata la lettera firmata John Anglin alla polizia di Richmond. Questa non è stata però resa pubblica per diversi anni.

Le ragioni di quel lungo silenzio sembra siano dovute al fatto che le informazioni a disposizione del Federal Bureau of Investigation siano bastate per riaprire il caso cinque anni dopo, nel 2018.

4. Alcatraz, la fortezza inespugnabile sulle rocce

Bild: Elisa Day / Shutterstock.com

La prigione di Alcatraz, chiamata anche The Bastion, nacque come fortezza militare nell’ Ottocento. Nel 1933 il dipartimento della giustizia statunitense ne acquisì le strutture per collocarvi la prigione federale.

Grazie alla sua dislocazione isolata e alle acque gelide che lo circondano, il carcere di sicurezza di Alcatraz si rivelò tra le prigioni più solide e sicure degli Stati Uniti.

Il progetto con cui il carcere era stato costruito, finalizzato a escludere che i criminali che vi erano reclusi venissero in contatto con il mondo esterno, non è riuscito però a impedire che nel corso dei suoi quasi 30 anni di “attività”, più di qualcuno provasse, seppure senza successo, di evadere da quella prigione impietosa. Molti di questi erano stati riacciuffati, alcuni invece uccisi o fucilati.

5. Uno dei penitenziari più temuti

La severità con cui erano trattati i prigionieri del carcere penitenziario di Alcatraz era ben nota agli appartenenti del mondo criminale. Essere imprigionati in The Rock significava scontare gli anni della pena in una cella angusta, ricevendo rarissime visite da parte dei parenti.

Chi non rigava dritto, contravvenendo alle severe norme disciplinari che vi regnavano, lo attendevano punizioni severe e rischiava di essere rinchiuso in regime di isolamento, al freddo e al buio, nel buco, una cella sotterranea.

Non solo. La buona condotta e l’osservanza delle regole erano gli unici mezzi che consentivano ai reclusi di usufruire di ciò che in altri penitenziari era spesso un dovere: della possibilità di lavorare.

6. Due vite da film

A casa degli Anglin, a Donalsonville (Georgia), le bocche da sfamare erano già cinque – sarebbero poi diventate tredici – quando, nel 1930, nacque John, appena un anno prima di suo fratello e compagno di fuga da Alcatraz, Clarence.  

Alcuni anni dopo la nascita dei due fratelli, la famiglia di coltivatori si trasferì in Florida a Ruskin. Clarence e John furono obbligati a lavorare insieme ai genitori fin da bambini. Al contempo però i due già commettevano piccoli furti, fino a tramutarsi in noti rapinatori di banca intorno all’età di vent’anni.

Nel 1956 vennero arrestati insieme al fratello Alfred e mandati al penitenziario statale della Florida. Vennero successivamente spostati nelle prigioni di Leavenworth e di Atlanta. Dopo un tentativo di fuga insieme all’amico Frank Morris da quest’ultima, i due fratelli vennero infine inviati al penitenziario di Alcatraz.

7. Frank Morris: era scritto nelle stelle?

Frank Morris nacque nel 1926 a Washington. All’età di 11 anni venne dato in adozione e passò da una famiglia adottiva all’altra. Due anni dopo, poco più che bambino, venne condannato per dei furti in alcuni negozi. A questa condanna ne seguirono, in rapida successione, altre per possesso di stupefacenti  e rapina a mano armata.

In età adulta Frank fu imprigionato in diversi penitenziari, ma si rivelò particolarmente abile nell’arte della fuga: poté annoverare tra le sue gesta l’evasione da ben otto diverse strutture carcerarie. Frank Morris entrò nella storia come il grande leader della fuga da Alcatraz.

8. Dopo la fuga rocambolesca anche altri tentarono la sorte

Bild: ESB Professional / Shutterstock.com

Solo pochi mesi dopo la fuga di John, Clarence e Moris, altri due prigionieri tentarono di evadere dalla prigione federale di Alcatraz. I fuggiaschi decisero di raggiungere San Francisco via mare.

Entrambi vennero trovati e catturati nel tempo di un paio d’ore : il primo fu ripescato vicino alla prigione di Alcatraz, l’altro sulla spiaggia di San Francisco. I due uomini erano vivi, anche se si trovavano in stato di ipotermia.

Il loro ritrovamento si dimostrò una sorta di prova provata del fatto che fuggire da The Bastion non era, al contrario di quanto si credeva, del tutto impossibile, e diede il via a nuove speculazioni sulle modalità di evasione dei tre fuggiaschi più noti di Alcatraz.

9. Destinazione Brasile

Bild: Catarina Belova / Shutterstock.com

Da un’intervista rilasciata dai fratelli Ken e David Widner, nipoti di John e Clarence Anglin, al canale televisivo statunitense History Channel, si evince che gli zii e il loro compagno di fuga avrebbero avuto salva la vita grazie a un traghetto che li avrebbe fatti salire e portati via dall’isola, dove era situato il penitenziario federale. Sarebbero infine giunti in Brasile.

A dimostrazione della veridicità di tali affermazioni, i fratelli Widner hanno consegnato all’ FBI diverse lettere e foto, tra questi quella dello zio John Anglin, in cui l’uomo propone uno scambio all’ FBI: in cambio delle cure mediche di cui aveva bisogno, John – ammalato di tumore – accetterebbe di costituirsi e fare dodici mesi di detenzione.

10. Verità o leggenda?

Bild: Gustavo Frazao / Shutterstock.com

Si potrebbe pensare che l’ FBI sia stato costretto ad aggiornare i propri registri, dopo la ricezione della lettera firmata John Anglin, visto che era stato proprio il Federal Bureau a dichiarare che l’uomo era morto annegato tra le gelide acque della baia di San Francisco.

In verità le cose non sono andate proprio così: l’agenzia che si occupa della caccia agli evasi, in cinquanta e più anni non aveva mai interrotto le ricerche di John, Clarence e Frank. Le foto del volto dei tre uomini erano state addirittura ritoccate per renderle verosimili in rapporto all’età, ma soprattutto queste non erano mai state rimosse dall’albo dei fugitives.

Così, mentre i nipoti dei fratelli Anglin sostengono che lo zio John nel 2013, al contrario di suo fratello Clarence, fosse ancora vivo, gli U.S. Marshal non avevano mai archiviato il sospetto che questo potesse essere vero.

11. Visitare Alcatraz oggi

Bild: Allard One / Shutterstock.com

Ogni anno numerosi turisti decidono di approfittare dell’opportunità di vedere con i loro occhi il luogo della storica fuga, narrata da numerose pellicole, tra cui il famoso film Fuga da Alcatraz , diretto da Don Siegel, e che annovera anche Clint Eastwood tra i suoi protagonisti.

I turisti possono optare per una semplice crociera attorno all’isola, ma la scelta di visitare, su prenotazione, l’interno dell’ex-penitenziario stesso si rivela decisamente più intrigante. Basta salire su uno dei traghetti Alcatraz Cruises che partono  dal Pier 33 per raggiungerlo.

Oltre al trasporto verso The Rock, la compagnia di traghetti fornisce anche delle audio-guide che si rivelano preziose durante la visita degli interni della prigione e che accompagnano il turista in quel tour fortemente suggestivo.